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l'acqua e' un bene prezioso
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La normativa pubblica sulle acque in Italia Il diritto universale all'acqua potabile Una legge storicamente importante per il settore idrico è il R.D. 27 luglio 1934, n. 1265 - cd. Testo unico sulle leggi sanitarie, che istituiva l'obbligo, a carico dei Comuni, isolatamente oppure organizzati in consorzi volontari, di essere fornito di acque pure, con ciò di fatto la legge rendeva l’approvvigionamento idrico e il servizio idrico universale (a favore cioè di tutti i cittadini) un vero obbligo di legge, mentre prima infrastrutture idrauliche erano state realizzate soltanto nelle città più grandi e a seguito di occasioni particolari, come la realizzazione dell'Acquedotto per Napoli (1881). Per effetto del T.U. sulle leggi sanitarie, i comuni avevano l'onere, qualora non disponessero di adeguata risorsa idrica nel proprio territorio, di presentare allo Stato progetti per la realizzazione di infrastrutture per l'approvvigionamento idrico, come bottini di captazione, campi pozzi, gallerie, adduttrici in pressione, ecc. Tali opere, a seguito di approvazione da parte del governo centrale, erano finanziati dalla Cassa depositi e prestiti o dalla Cassa del Mezzogiorno e realizzati a spese dello Stato, e restavano di proprietà statale. L'assetto del governo delle risorse idriche così avviato era dunque bipolare: da una parte lo Stato, attraverso la Cassa DDPP o del Mezzogiorno, si occupava degli investimenti e restava il proprietario dell'infrastruttura, dall'altra il comune era il beneficiario-richiedente dell’opera e si occupava della sua gestione operativa, direttamente (cioè in economia) o attraverso società municipali ad hoc, oppure anche mediante consorzi di Comuni. Tale sistema (spesa per investimenti statale, gestione operativa comunale) rispondeva a quanto normato in generale dall'art. 822 del Codice Civile, che attribuiva al demanio dello Stato non soltanto le acque pubbliche, ma anche le infrastrutture realizzate mediante finanziamenti statali: « Appartengono allo Stato e fanno parte del demanio pubblico [...] i fiumi, i torrenti, i laghi e le altre acque definite pubbliche dalle leggi in materia (Cod. Nav. 28, 692); [...] Fanno parimenti parte del demanio pubblico, se appartengono allo Stato [...] gli acquedotti [...] e infine gli altri beni che sono dalla legge assoggettati al regime proprio del demanio pubblico » L'assetto rimase invariato anche nel dopoguerra, quando furono avviate molte infrastrutture, beneficiando lo Stato Italiano anche dei finanziamenti del Piano Marshall. Per regolare le priorità di investimento e dare una indicazione di progetto del fabbisogno da garantire a ciascun Comune d'Italia attraverso l'infrastrutturazione, su disposizione della legge n. 129 del 1963, fu redatto il Piano regolatore generale degli acquedotti (Prga) approvato poi a mezzo DM del 16 marzo 1967. L'obiettivo del Prga era la valutazione di un fabbisogno idrico comunale, da assumere come riferimento per la progettazione delle opere, che tenesse conto anche dello sviluppo demografico prevedibile per il futuro, con proiezione a 50 anni (2015) attraverso una opportuna funzione di crescita, e inoltre con dotazioni procapite differenziate per classi idrografiche di appartenenza dei Comuni; per le sette maggiori città furono effettuate valutazioni separate.